Venezia mordi e fuggi

 

Venezia, si sa, non può essere  conosciuta bene in poche ore. Allora perché andarci in giornata ? Per molti di noi ,che ancora non la conoscono, è un po’ come un primo incontro ravvicinato. Emozionati, impazienti di arrivarci , abbiamo chiesto di anticipare la partenza alle 6,30 del mattino e ci presentiamo al pullman puntuali .Verso le 11 arriviamo al Tronchetto e lì, sul pontile, in attesa del vaporetto della linea 2 che ci porterà a Piazza San Marco, ci troviamo davanti la Regina del mare. E’ un po’ nuvolo e la prima sensazione è  di una luce lattiginosa su quell’acqua che sembra vibrare, l’odore è forte, è l’odore di Venezia, ci dicono i Prof. E’ quasi mezzogiorno quando ci ritroviamo in piazza San Marco. La Torre dell’Orologio con i  due Mori che battono le ore, i portici delle Procuratie Vecchie e Nuove  ed il Campanile, il più alto di Venezia. Una, due, tantissime sono le foto che scattiamo. Ci portiamo davanti alla facciata della Basilica  di San Marco. La Basilica risale all’anno 1000 ed è sorta in forme bizantine. E’a croce greca, con cinque grandi cupole.

 La facciata  si divide in due parti, ciascuna con cinque grandi arcate. Quella superiore, balaustrata, presenta  quattro cavalli di bronzo: sono le copie di un’opera di arte bizantina, conservatasi fino ad oggi . I Prof . ci propongono una passeggiata all’interno della chiesa, per vedere parte dei mosaici. All’uscita ci soffermiamo a guardare  il Palazzo Ducale, capolavoro dell’arte gotica che sembra un merletto. Sono passate da poco le 13, nelle vicinanze c’è un Mc Donald's. E’ l’ora della pausa pranzo. Alle 14,30 riprendiamo il nostro itinerario  diretti a Rialto. Per arrivarci  è  d’obbligo passare per  le Mercerie e le ragazze danno un’occhiata alle vetrine dei numerosi negozi. Intanto è uscito un bel sole, l’acqua nei canali è di color verde e azzurro. Respiriamo l’atmosfera  della città camminando tra i suoi vicoli, i suoi ponti e i suoi canali.. Sotto porteghi e campi  ed arriviamo a Rialto. Il ponte, in pietra, risale alla metà del ‘500 e merita una sosta . Per chi vuole c’è la possibilità di un giro in gondola , ma è bello anche solo guardare il Canal grande  trafficato da imbarcazioni varie. Anche qui fotoclick. Sono già le 15,30 ,se vogliamo conoscere altri scorci di Venezia, meno noti, meno affollati, ma altrettanto suggestivi ,ci dobbiamo muovere, dicono i Prof. Ora andiamo verso il Ghetto. “Ghetto”, per chi non lo sapesse, deriva da “getto”, dato che in questa zona esisteva un tempo una fonderia di cannoni. E’ una parola dunque  nata a Venezia e tutti i ghetti del mondo hanno preso il loro nome dalla piccola isola circondata da un anello di acqua, dove risiedevano gli Ebrei di Venezia. Non c’è tempo per  visitare le Sinagoghe,  né il Museo di Arte Ebraica in Campo del Ghetto Novo .Qui  facciamo però una breve sosta.. Sono passate le 17,  si va tutti all’imbarco di San Marcuola per riprendere il vaporetto che ci porterà al Tronchetto, dove troveremo il pullman. Il vaporetto passa sotto l’ultima opera d’arte nata a Venezia, il ponte di Calatrava . La struttura, ideata dall'architetto catalano Santiago Calatrava, collega le sponde del Canal Grande tra piazzale Roma e l'area della stazione ferroviaria. Inaugurato nel settembre 2008, ora  fa parte della vita della città . Al Tronchetto scendiamo, il pullman ci aspetta per il ritorno .E’ stato un mordi e fuggi,  ma ne è valsa la pena, molti di noi  già pensano  di tornarci prima o poi con più tempo e con più calma , per vedere musei e basiliche, perché a Venezia si torna sempre volentieri e si scopre sempre qualcosa di nuovo, anche l’ennesima volta, ci dicono i Prof. 

  

Il gruppo dei partecipanti dell’Itcg Cavour Vercelli